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Tutta la vita è una splendida corsa…

Ci dice Giuseppe: “Fatta di salite e discese, bel tempo, brutto tempo, sole e pioggia!”

Giuseppe è nato a Terni il 22 marzo e mentre parliamo, a poche ore di distanza dall’inizio del Giro d’Italia, mi racconta alcuni suoi ricordi.

Ogni anno quando era bambino, il giorno del suo onomastico il 19 marzo, tutti a casa sua si riunivano per festeggiare San Giuseppe.

E ai festeggiamenti non potevano mancare i suoi cugini, Gino e Fausto, i figli di suo zio.

Due nomi che non sono stati scelti certo per caso.

Ricordano infatti i nomi dei campioni del ciclismo Gino Bartali e Fausto Coppi… amici e rivali, uniti dalla loro impresa, lo sport.

Anche la grande passione di Giuseppe, infatti, è il ciclismo.

– Questo sport insegna ad essere caparbi nella vita.

Infatti, in bici come nella vita, durante una gara e anche solo in allenamento, spesso incontriamo strade più dure, e molte sono in salita.

Oppure tocca resistere sotto la pioggia. Sono cose che ci mettono davanti a noi stessi, qualità e limiti: fino al traguardo? Ce la farò? Sì!

– Le difficoltà, si risolvono con la testa. Quando si intende raggiungere un obiettivo, non è possibile improvvisare, occorre tanto allenamento, ma tanto tanto- mi confida Giuseppe.

La storia di Giuseppe è sempre anche molto divertente. Non riesco a trattenere le risate nel momento in cui mi racconta di quando una volta, dopo circa nove ore che percorreva la Milano Sanremo, ci fu una mareggiata.

Quella volta in bocca aveva sempre il sapore del mare e non bastava l’acqua della borraccia per farla sparire. Una volta raggiunta Sanremo, mi racconta che lui e la bici finirono tutti e due sotto la doccia per togliersi il sapore della salsedine.

Dopo una breve pausa caffè assieme, vedo che Giuseppe è ancora immerso nei ricordi.

Gli si inumidiscono gli occhi mentre ripensa, al momento in cui è riuscito a raggiungere il traguardo della sua prima Milano-Sanremo, un percorso di 300 km.

E ricorda la prima curva della discesa del poggio a soli 5 km dall’arrivo.

In quell’attimo ha rivissuto i bei giorni di quando era bambino. Nella sua mente e nel suo cuore, le immagini della sua famiglia riunita in occasione del suo onomastico. Suo padre, suo zio, i suoi cugini… quando mangiavano le frittelle di San Giuseppe e facevano il tifo, per Gimondi, Adorni, Motta, naturalmente tutti i corridori italiani. Adesso era lui, dentro quelle corse, che allora vedeva da spettatore, in casa con tutti i suoi cari.

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